Union Generela di Ladins dla Dolomites

Storia

L’Union di Ladins al giorno d’oggi

Di frequente le idee per la minoranza ladina e per il suo futuro sono venute da persone residenti fuori dal territorio di minoranza e così è stato anche per l’Union Generela. Già prima del Novecento una piccola élite aveva sviluppato il sentimento di appartenere a un popolo individuale per cultura e lingua, di possedere peculiarità a sé stanti rispetto alle contigue componenti italiana e tedesca. Nel 1905, più di 100 anni fa, si è formato a Innsbruck un gruppo di studenti ed intellettuali provenienti dalle vallate ladine delle Dolomiti, persone spinte dalla volontà di mantenere il legame con la propria patria e dalla convinzione che i ladini avrebbero dovuto organizzarsi e chiedere un riconoscimento ufficiale come gruppo etnico. L’Union Ladina, in tedesco Ladinerverein, nel 1912 si è dotata di uno statuto ed è stata ufficializzata con il nome di Union dei Ladins. Da qui parte la spinta che circa un cinquantennio più tardi porterà alla fondazione dell’Union Generela di Ladins dla Dolomites (UGLD) che continuerà a battersi - in un contesto storico, politico e istituzionale completamente diverso da quello del Tirolo austro-ungarico - per far valere le ragioni fondamentali della comunità ladina e contribuire a mantenere e promuovere l’unità linguistica e culturale dei ladini delle Dolomiti.

Lo statuto della prima Union dei Ladins, redatto ad Innsbruck nel 1912, portava la firma di questi fondatori: Carl Demetz, Ujep Perathoner e i sacerdoti Antonio Canins, Ojöp Dasser, Pire Mersa, il decano Antonio Pallua e il prelato Anton Perathoner.

La prima richiesta è stata quella di non venir più considerati di nazionalità “italiana”, secondo la modalità con la quale i ladini venivano censiti nel vecchio Tirolo, eccezion fatta nel 1846 e nel 1910, ma come gruppo a parte.

Gli obiettivi statutari da raggiungere sono chiari: innanzittutto è previsto il riconoscimento da parte delle autorità e l’unificazione di tutti i ladini nel Tirolo e ci si prefigge di:

  • raggiungere un’unificazione nella grafia di tutte le varianti ladine
  • fondare unioni dei ladini in ogni vallata ladina
  • organizzare manifestazioni ladine e divulgare pubblicazioni sulla cultura e sulla letteratura ladine, almanacchi e un giornale di informazione ladino

Si procede - tra non poche difficoltà - alla realizzazione dei fini statutari: vengono organizzate manifestazioni e incontri; nel 1905 appare L amik di Ladins - Der Ladinerfreund, che arriverà a tre numeri; nel 1908 viene pubblicata a Bressanone la rivista Der Ladiner, che arriverà a due numeri. Di maggior durata sarà il Kalënder de Gerdëina - in seguito Calënder Ladin che inizia la propria serie nel 1911. Vengono avviati contatti con i ladini del Canton Grigioni e del Friuli. Lo scoppio del primo conflitto mondiale nel 1914 sopisce questo primo fiorire della coscienza ladina.

“Der Ladiner” (1908).
“Kalënder de Gerdëina” (1911).

Una union di ladins rinnovata dopo la prima guerra mondiale

Nel 1918 si conclude la prima guerra mondiale, che aveva causato molte sofferenze e rovine alle vallate ladine, attraversate dalla linea del fronte.

Le truppe italiane conquistano la Ladinia. Si tratta di un periodo incerto e di transizione. Una delle ultime iniziative

dell’Union dei Ladins è la stampa di buoni, una specie di moneta ladina provvisoria, visto che nel primo dopoguerra il conio austriaco valeva anche sotto l’Italia.

L’Union riconferma lo Statuto nel 1925, ma rinuncia a fini politici ed è attiva a Innsbruck fino al 1938.

Intorno al gardenese Leo Demetz, che sarà in seguito tra i fondatori dell’Union di Ladins de Gherdëina (Unione dei Ladini della val Gardena), si forma un’unione dei ladini nuova, di natura più politica, legata al Deutscher Verband, che rivendica l’indipendenza del gruppo etnico ladino e della sua lingua.

Pieve di Livinallongo distrutta in seguito al primo conflitto mondiale.
I buoni da 5, 10, 20, 40 e 60 Heller distribuiti dalla Union dei Ladins di Innsbruck per aiutare la popolazione ladina.

La bandiera ladina

In seguito al Trattato di pace di St. Germain nell’ottobre del 1919 tutta la Regione, il Trentino e l’Alto Adige comprese le vallate ladine, passano ufficilamente all’Italia senza che i ladini vengano nominati nel Trattato stesso.

Il 5 maggio 1920, su iniziativa dell’Union di Ladins capeggiata da Leo Demetz, s’incontrano al Passo Gardena 70 rappresentanti di tutte cinque le vallate del Sella per protestare dal momento che i ladini non erano stati considerati nel trattato di pace e che non era stato concesso loro il diritto all’autodeterminazione. In quest’occasione viene issata per la prima volta la bandiera ladina. È il simbolo della volontà di unità dei ladini e della comune appartenenza alla stessa terra, caratterizzata dai colori verde dei prati e dei boschi, dal bianco della neve e dal blu del cielo.

I colori della bandiera ladina: il blu del cielo, il bianco della neve e il verde dei prati e dei boschi.

La tripartizione della Ladinia

Nel 1921 il governo italiano permette che i ladini dichiarino la propria lingua in occasione del censimento della popolazione, ma già nel 1923 la dichiarazione linguistica viene abolita dal governo fascista che nei ladini vede “una macchia grigia da dover eliminare”.

La Ladinia viene suddivisa amministrativamente in tre parti. Con decreto del 21 gennaio 1923 viene istituita la provincia di Trento e i tre comuni di Cortina d’Ampezzo, Colle Santa Lucia e Pieve di Livinallongo vengono distaccati ed assegnati alla provincia di Belluno.

Nel 1927, con decreto del 2 gennaio, viene costituita la provincia di Bolzano che comprende le valli di Badia e Gardena. La Val di Fassa rimane inserita nel Trentino. La tripartizione ladina è siglata ufficialmente e perdura anche al giorno d’oggi.

Durante il fascismo la bandiera ladina viene proibita e ai ladini viene impedita qualsiasi forma di aggregazione autonoma. Ci sono tuttavia degli studiosi che non smettono di lavorare in silenzio raccogliendo materiale etnografico e lessicografico, contribuendo così a gettare le fondamenta per la rinascita nel secondo dopoguerra.

La piaga dell’opzione

Nel 1939, nonostante l’Italia fascista considerasse i ladini di nazionalità italiana, le vallate ladine, tranne Fassa, vengono incluse nel territorio compreso dall’accordo tra Hitler e Mussolini riferito alle opzioni. In base a questo accordo anche i ladini devono dichiarare se vogliono optare per la cittadinanza italiana o per quella tedesca con conseguente trasferimento nel Reich, e sono così obbligati a rinunciare al diritto di dichiarare la propria vera identità, quella ladina! In Val Gardena l’81% opta per il Reich, in Val Badia il 31,7%, a Livinallongo e a Colle Santa Lucia il 18% e in Ampezzo il 4%. Benché la Val di Fassa non faccia parte del territorio dell’accordo sulle opzioni, sono comunque accettati circa 300 optanti fassani.

Complessivamente sono 7.027 i ladini che optano per la cittadinanza tedesca del Reich ma in realtà solo circa 2.000 si trasferiscono nel Reich, poiché gli avvenimenti bellici bloccano di fatto l’esodo. Nel 1943 le province di Bolzano, Trento e Belluno vengono incluse dal comando tedesco nel territorio dell’Alpenvorland e con decreto del 20 settembre 1943 i comuni ladini di Colle Santa Lucia, Ampezzo e Livinallongo vengono riannessi alla provincia di Bolzano. La Val di Fassa invece rimane con Trento. Nel 1945, il 2 maggio, l’arrivo delle truppe americane segna la fine della seconda guerra mondiale. Dopo la liberazione dalla dittatura cominciano nuovamente a germogliare iniziative politiche e culturali ladine.

Nel 1939 l’81% della popolazione della Val Gardena ha optato per il Reich.

1945 - Nuove speranze di unione

In campo politico già con l’8 maggio 1945 l’iniziativa viene attivata all’interno del gruppo ladino dei Dableiber, di quanti cioè avevano optato per restare con l’Italia, con ampezzani e livinallesi alla testa, prende forma il movimento Zent Ladina Dolomites che rivendica un’autonomia am-ministrativa per le vallate ladine all’interno della provincia di Bolzano. Il 15 giugno 1945 si costituisce ufficialmente al Passo Gardena il movimento Zent Ladina Dolomites e inizia la pubblicazione di un proprio giornale settimanale che porta lo stesso nome e che viene pubblicato in undici numeri. Il 19 luglio 1945 s’incontrano a Ortisei i primi promotori di una nuova unione dei ladini: tra questi vanno ricordati Luis Trenker (1892-1990), Franz Prugger (1885-1960) e Leo Demetz (1891-1978). L’unione mantiene un carattere provvisorio dopo la riunione costitutiva tenutasi il 5 agosto 1945 a Ortisei soprattutto a causa delle discordie sorte tra la popolazione in seguito all’opzione. Gli obiettivi che l’unione si prefigge in sintonia con l’Union di Innsbruck del 1905 sono:

  • mantenimento e sviluppo della lingua ladina
  • mantenimento della cultura, della religione, delle usanze e delle tradizioni ladine
  • mantenimento e sviluppo dell’artigianato, dell’industria edel commercio nelle valli ladine
  • preferenza riservata ai ladini negli incarichi dei comuni e delle altre istituzioni
  • insegnamento scolastico preferibilmente impartito da ladini e lingua ladina insegnata a scuola a fianco del tedesco e dell’italiano
  • interessamento generale per tutto ciò che riguarda il territorio ladino

Inizialmente l’Union di Ladins de Gherdëina si caratterizza, secondo la concezione dell’Union di Ladins di Innsbruck del 1905, come una delle unioni dei ladini da istituire in ciascuna delle vallate della Ladinia.

Nel novembre del 1945 Max Tosi (1913-1988) fonda l’Union Culturela di Ladins a Merano con intenti esclusivamente culturali. L’Union propone molte iniziative fra le quali alcune a carattere pionieristico come le trasmissioni radiofoniche ladine presso la sede RAI di Bolzano che vengono trasmesse per la prima volta il 4 aprile del 1946; la stessa associazione avvia anche la pubblicazione del giornale L Popul Ladin (il 23 agosto 1946) ma per cause finanziarie esce soltanto il primo numero. Le Unions di Ladins, unite dalle stesse finalità, non avevano solo da ottenere un riconoscimento ufficiale all’esterno, ma dovevano altresì contribuire alla crescita e alla maturazione della coscienza ladina, convincendo la propria gente ad impegnarsi attivamente per conservare la cultura e la lingua materna e questo non era un impegno da poco. Una buona parte di ladini, fra cui i loro rappresentanti politici, non capiva quanto fosse importante l’insegnamento del ladino a scuola e non lo considerava all’altezza dell’italiano e del tedesco. Obiettivamente la situazione era difficile: non c’era una forma di ladino scritto unificato, mancava una tradizione letteraria panladina e inoltre l’ortografia degli idiomi non era normata nello stesso modo. La comunità ladina necessitava di divenire più cosciente delle proprie possibilità. L’impresa della creazione di strutture interladine era molto impegnativa e faticosa a causa della tripartizione della Ladinia e dell’odio che l’opzione e la guerra avevano seminato tra la popolazione.

Gran manifestazione al Passo Sella il 14 luglio 1946.

L’Union Generela di Ladins dles Dolomites

Lo spirito delle unioni ladine che si costituiscono nel secondo dopoguerra è caratterizzato dall’affermazione e dalla rivendicazione dell’unità linguistica, culturale e sociale dei ladini delle Dolomiti.

Nel luglio del 1946 il movimento Zent Ladina Dolomites organizza al Passo Sella una manifestazione storica per l’unità ladina con la partecipazione di oltre 3000 persone provenienti da tutte le vallate ladine: sono sottoposte all’attenzione delle autorità rivendicazioni puntuali che sono tuttora attuali.

Vengono chiesti:

  • il riconoscimento dei ladini come gruppo etnico
  • la riunificazione dei ladini sotto Trento e Belluno all’interno della provincia di Bolzano
  • un collegio elettorale ladino
  • il riconoscimento ufficiale del ladino
  • asili, scuole, libri e pubblicazioni ladine
  • il rispetto delle tradizioni ladine
  • una pretura itinerante ladina
  • un ente turistico e un consorzio commerciale
  • tutela della migrazione ladina
  • il rispetto della toponomastica ladina

Queste richieste vengono inviate il giorno seguente l’incontro al Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide Degasperi, assieme alla domanda per l’indizione di un referendum per i ladini di Ampezzo, Livinallongo - Colle Santa Lucia e Fassa - Fiemme per unirsi alla provincia di Bolzano. Il telegramma resta senza risposta. Il movimento politico rimane attivo per tutto il 1947 per esaurirsi nel corso del 1948 con l’approvazione del primo statuto di autonomia.

Nel settembre del 1946 viene ufficialmente istituita l’Union di Ladins de Gherdëina. Per iniziativa della stessa nel luglio del 1947 si tiene a Pedraces un primo incontro per avviare un’analoga unione dei ladini in Val Badia; l’associazione viene di fatto istituita nel 1948 e regolata da statuto con il 1967.

Nel dicembre del 1947, dopo il trasferimento di Max Tosi da Merano a Bolzano, viene fondata l’Union di Ladins a Bulsan. A questa unione si aggregano l’Union di Ladins de Gherdëina e l’Union di Ladins dla Val Badia, formando così il nucleo dell’Union Generela di Ladins. Il 18 aprile 1951 viene ufficializzato il nome Union di Ladins dla Dolomites al posto di Union di Ladins.

Nel maggio del 1955 viene istituita l’Union di Ladins de Fascia. Nel luglio del 1957 l’ Union di Ladins dla Dolomites trasferisce ufficialmente la propria sede da Bolzano a Ortisei, adottando il nome Union Generela di Ladins dla Dolomites quale espressione unitaria degli interessi e degli obiettivi delle sezioni autonome di Gardena, Fassa e della Val Badia.

Questi gli obiettivi dichiarati nel proprio statuto:

  • la tutela e lo sviluppo del patrimonio culturale e linguistico ladino
  • la valorizzazione delle tradizioni, della toponomastica e delle caratteristiche ladine in generale
  • il mantenimento e il rafforzamento della coscienza ladina in tutti i campi, anche tramite l’impiego di strumenti di comunicazione sociale
  • la promozione della collaborazione tra tutti i ladini delle Dolomiti
  • la difesa degli interessi e degli obiettivi culturali, sociali ed ambientali della popolazione ladina
  • il riconoscimento e il rispetto dei diritti fondamentali del gruppo linguistico ladino e l’impegno alla collaborazione con le organizzazioni ladine del Canton Grigioni e del Friuli.

La Cësa di Ladins

Nel giugno del 1951, dopo aver acquistato un terreno adatto ad Ortisei, partono i lavori per la realizzazione della Cësa di Ladins (Casa dei ladini) sotto la direzione dell’Union di Ladins de Gherdëina, nella convinzione che fosse necessario un centro culturale per tutti i ladini delle Dolomiti. L’Union Generela sostiene con tenacia il progetto fin dall’inizio impegnandosi anche nella raccolta dei finanziamenti necessari, tra l’altro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ai primi di agosto del 1954 la Cësa viene inaugurata in concomitanza con il primo congresso interladino, che vede la partecipazione di rappresentanze dai Grigioni e dal Friuli.

La Cësa di Ladins diviene la sede dell’Union Generela di Ladins dla Dolomites, dell’Union di Ladins de Gherdëina e del Museum de Gherdëina. Inoltre dal 1972 è la sede della redazione centrale del giornale La Usc di Ladins.

La Cësa di Ladins a Ortisei, sede dell’Union Generela di Ladins dla Dolomites in occasione dell’inaugurazione nel 1954.
La “Cësa di Ladins” al giorno d'oggi

1948 - Il primo statuto di autonomia

Nemmeno il Trattato di Parigi (1946), sancito dopo il secondo conflitto mondiale, riconosce l’esistenza di un gruppo ladino a sè stante, prevedendo invece una forma di autonomia solo per la popolazione tedesca.

Il 31 gennaio 1948 viene promulgato il primo statuto d’autonomia che non soddisfa pienamente i tedeschi e la propria rappresentanza politica poiché nel territorio autonomo viene compreso anche il Trentino, di lingua italiana, mettendo di fatto la popolazione tedesca in minoranza. Per i ladini si tratta di un primo, debole riconoscimento come terzo gruppo linguistico nella regione Trentino-Alto Adige. Gli articoli 2 e 87 parlano infatti di “rispetto della cultura, della toponomastica e delle tradizioni delle popolazioni ladine”. Questo piccolo successo viene però offuscato dal fatto che lo statuto conferma la suddivisione delle vallate ladine in tre province e due regioni.

Un problema che agita gli animi della popolazione ladina nell’immediato dopoguerra è legato all’acceso dibattito sul sistema scolastico che avrebbe dovuto venir applicato nelle valli ladine di Badia e Gardena. Le Unioni ladine prendono parte attivamente alla discussione proponendo fin dall’inizio un sistema paritetico che prevede metà delle ore in italiano e metà in tedesco con l’aggiunta dell’insegnamento della lingua ladina.

La scuola paritetica viene istituita in Val Badia e in Val Gardena, escludendo dal nuovo sistema sia i ladini fassani che Ampezzo e Livinallongo in provincia di Belluno. Le altre disposizioni statutarie vengono applicate in provincia di Bolzano, al contrario di quanto avviene in quella di Trento dove l’insegnamento del ladino viene avviato solo a partire dall’anno scolastico 1969/70. In provincia di Belluno non interviene alcun riconoscimento prima del 1999.

Il ministro austriaco Karl Gruber e il collega italiano Alcide Degasperi in occasione del Trattato di Parigi (1946).

La Commissione dei 19

Lo statuto d’autonomia del 1948 venne contestato dai rappresentanti politici della minoranza tedesca con forme sempre più energiche di protesta che culminarono nel “Los von Trient”. La SVP chiese l’intervento dell’Austria che portò il caso fino alle autorità dell ONU. Per dirimere la controversia e per rispondere al malcontento della minoranza tedesca venne istituita la “Commissione dei 19” attiva dal 1961 al 1964, della quale fece parte anche un rappresentante ladino nella persona di Franz Prugger, presidente della Union Generela.

Le rivendicazioni che la Generela presentò in quell’occasione, di comune accordo con i sindaci delle valli di Badia e Gardena, furono le seguenti:

  • che venga assicurata ai ladini la rappresentanza nel Consiglio Regionale e nel Consiglio Provinciale, oltre che negli enti di maggior importanza della provincia
  • che venga incentivato il più possibile l’insegnamento del ladino nelle scuole elementari e che il ladino venga impiegato come lingua veicolare nelle scuole che prevedono un sistema paritetico in provincia di Bolzano
  • che l’organizzazione e il funzionamento degli uffici scolastici provinciali vengano adattati alle necessità dell’autonomia scolastica ladina anche tramite l’istituzione di una circoscrizione scolastica con a capo un ispettore ladino
  • che vengano valorizzate le iniziative culturali, di stampa e ricreative del gruppo ladino.
Il presidente della Repubblica Italiana on. Giovanni Leone in visita alla Cësa di Ladins (1975).

L’unione tetto di tutti i ladini delle Dolomiti

L’Union Generela di Ladins si rafforza nel 1964 con la fondazione dell’Union di Ladins da Fodom. Nel dicembre del 1975 si aggregano anche gli ampezzani con la fondazione dell’Union de i Ladìs de Anpezo, ha così luogo la riunificazione di tutte le valli in un’unica organizzazione culturale: l’Union Generela di Ladins dla Dolomites.

Presidenti e rappresentanti delle Unioni ladine in visita al presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini durante le sue ferie in Val Gardena (agosto 1980). Da sin. Danilo Dezulian (+), Sergio Masarei (+), Lois Trebo, Sandro Pertini (+), Ilda Pizzinini, Gilo Prugger, Guido Insam (+) e Iji Menardi.

1972 - Il secondo statuto d’autonomia

L’operato della Commissione dei 19 si concretizza nell’elaborazione di 137 norme che vanno a comporre il secondo statuto d’autonomia, approvato nel 1972. Le norme che ampliano l’autonomia dell’Alto Adige sono soprattutto a favore della popolazione tedesca e valgono, anche se in misura di molto inferiore, per i ladini residenti in provincia di Bolzano. Gli articoli 19 e 102 dello statuto prevedono il riconoscimento dei ladini come gruppo etnico e del ladino come lingua; è prevista una intendenza per le scuole ladine e l’assicurazione dell’ampliamento dei programmi radiofonici e televisivi ladini. Un solo articolo parla anche dell’insegnamento del ladino nelle scuole della Val di Fassa.

La forbice tra le vallate si apre sempre di più dando l’avvio ad un’onda di malcontento che percorre la valle di Fassa. Nel 1972 i 7 comuni fassani, sostenuti nella loro azione dall’Union di Ladins de Fascia, chiedono l’aggregazione alla provincia di Bolzano. Nel 1973 nasce il Grop Politich organisà Ladins (Gruppo politico organizzato Ladins) che trova consensi anche in Val Badia, ed è sempre in quell’anno che il comune di Livinallongo chiede a sua volta l’annessione alla provincia di Bolzano. Per contrastare il malessere diffuso in Val di Fassa la provincia di Trento concede gradualmente qualche riconoscimento ai fassani: nel 1975 l’avvio dell’Istituto Culturale Ladino “Majon di Fascegn”, nel 1977 l’insegnamento del ladino nelle scuole materne e, nello stesso anno, l’istituzione del Comprensorio ladino di Fassa C11. Nel 1976 viene istituito anche in provincia di Bolzano un istituto ladino, dedicato a “Micurà de Rü” (Nikolaus Bacher 1789-1847), il sacerdote di San Cassiano primo ideatore di una forma scritta unificata ladina.

Nel 1983 viene istituita in Val di Fassa l’Union Autonomista Ladina e il suo rappresentante Ezio Anesi (1943-1993) viene eletto nel Consiglio provinciale di Trento. Nel 1985 la Val di Fassa ottiene la legge sulla valorizzazione delle attività culturali, di stampa e ricreative e nel 1987 il riconoscimento della toponomastica ladina. Nel marzo del 1978 nasce a Bolzano la Comunanza ladina che raggruppa i ladini che vivono nella città e nei dintorni di Bolzano e nel 1981 viene fondata a Brunico l’unione chiamata Ladins Dlâfora che si impegna per le richieste e le aspettative dei ladini che vivono fuori dalle loro vallate e che vogliono comunque mantenere la propria identità.

La costituzione di queste due unioni si fa sentire anche a livello politico: sia a Brunico (1985) che a Bolzano (1989) viene presentata una lista ladina che riesce ad eleggere un consigliere in Consiglio comunale. A Bolzano viene istituita la Consulta per i problems ladins, rinominata recentemente Consulta ladina dl Comun de Bulsan, mentre nel 1999 ad Innsbruck viene ricostituita una Union di Ladins che propone regolarmente iniziative culturali.

Le unioni dei Ladini di Ampezzo e Livinallongo ottengono un primo riconoscimento di carattere finanziario per la propria attività tramite la legge regionale del Veneto nr. 60. Nel 1991 la Union Generela sostiene la richiesta di questi comuni per l’aggregazione alla provincia di Bolzano. La provincia di Belluno viene incontro ai ladini istituendo, nel 2004, l’Istitut Ladin “Cesa de Jan” a Colle Santa Lucia.

Nella seduta plenaria del 9 marzo 1992 la SVP approva la conclusione della diatriba fra Italia e Austria con l’astensione del ladini, che non hanno mai ottenuto risposta alle richieste avanzate.

Esse erano:

  • un rappresentante nel Consiglio provinciale e regionale, nella Giunta e nelle Commissioni paritetiche
  • l’aumento dell’insegnamento del ladino in tutte le scuole
  • l’esame di trilinguismo scritto con relativa retribuzione per l’uso negli uffici pubblici di particolare interesse per i ladini
  • l’inquadramento dell’intendenza ladina al pari degli altri gruppi
  • il raddoppiamento delle trasmissioni radiotelevisive con una redazione autonoma
  • sostegno ai ladini in ogni settore

1985 - Bimillenario dei ladini

L’anno 1985 è stato proclamato sia nel Canton Grigioni che nelle province di Bolzano e Trento come “Anno dei Ladini / 2000 anni Retoromania” per ricordare la conquista delle Alpi da parte di Roma nel 15 a.c. e di conseguenza la nascita avvenuta qualche secolo dopo di una lingua neolatina nuova.

Per l’Union Generela di Ladins l’avvenimento ha rappresentato una nuova occasione per avanzare le proprie richieste tra le quali:

  • riconoscimento della lingua ladina come lingua amministrativa
  • iniziative concrete per la realizzazione di una lingua scritta unitaria
  • riconoscimento ufficiale della bandiera ladina
  • regolamentazione più elastica della proporzionale per i ladini della provincia di Bolzano
  • ampliamento delle trasmissioni radiotelevisive

Durante il Convegno sulle autonomie locali organizzato dalla Union Generela a San Vigilio di Marebbe viene sottolineata anche la necessità di una maggiore autonomia amministrativa.

Il medaglione coniato in occasione della festa per il bimillenario dei ladini.

Mostra dei ladini a Milano

Nel 1988 la Generela in collaborazione con le sezioni di valle organizza la gran mostra “Ladins dla Dolomites” nel Ca-stello Sforzesco a Milano. L’area ladina delle Dolomiti e la popolazione che ci vive non si presentano solo come unità etnico-culturale, ma anche come unità economico-turistica. All’organizzazione della manifestazione collaborano molte associazioni culturali, turistiche e economiche, di qua e di là dai passi, oltre i confini amministrativi: un esempio ben riuscito di collaborazione ladina in tutti i settori.

La mostra dei ladini nel “Castello Sforzesco” a Milano.

1996 “Ladins dles Dolomites Inant Adum”

Ladini delle Dolomiti - avanti assieme

Con riferimento ai 50 anni dallo storico raduno promosso dal movimento Zent Ladina Dolomites nel 1946 al Passo Sella, la Generela organizza una manifestazione il 14 luglio 1996 intitolata “Ladins dles Dolomites - Inant adum” al quale prendono parte anche i presidenti delle tre province di Bolzano, Belluno e Trento e i presidenti delle due regioni Trentino Alto Adige/Südtirol e Veneto. Da allora questo avvenimento viene celebrato ogni anno come “Di dl’unité ladina”, la giornata dell’unità ladina, per ricordare che essa non è ancora stata realizzata.

2005 - L’Union Generela si dota di un nuovo statuto

In occasione della riunione generale nel febbraio 2005 l’Union Generela approva un nuovo statuto che, oltre agli organi del consiglio e del presidente, prevede anche due vice presidenti, un ufficio di presidenza e la figura del direttore. Questa riorganizzazione strutturale dovrebbe dare alla Generela la possibilità di essre più efficiente e operativa. Al direttore spetta il compito di elaborare annualmente il programma d’attività e di coordinare le strategie politco-culturali dell’associazione.

CCarlo Willeit e Ilda Pizzinini con il ministro on. Maccanico.

Presidenti della Union Generela di Ladins dles Dolomites

Faustino Dell’Antonio, Gherdëina [1889-1975]: 1951 - 1957
Vinzenz Aldosser, Gherdëina [1901-1968]: 1957 - 1960 und 1964 - 1968
Franz Prugger, Gherdëina [1891-1978]: 1960 - 1964
Massimiliano Mazzel, Fascia [1900-1977]: 1968 - 1969
Franz Vittur, Val Badia [1928]: 1969 - 1970
Bruno Moroder, Gherdëina [1921-1982]: 1970 - 1973
Lois Trebo, Val Badia [1935]: 1973 - 1979
Vigilio (Gilo) Prugger, Gherdëina [1925 - 2015]: 1979 - 1981
Luigi (Iji) Menardi, Anpezo [1929]: 1981 - 1983
Carlo Willeit, Val Badia [1942]: 1983 - 1986
Ilda Pizzinini, Val Badia [1934 - 2015]: 1986 - 2003
Giovanni (Nani) Pellegrini, Fodom [1934]: 2003 - 2005
Michil Gustav Costa, Val Badia [1961]: 2005 - 2008
Elsa Zardini, Anpezo [1956]: 2008 - 2015
Daria Luisa Milva Mussner, Gherdëina [1961]: 2015 -

Estratto dallo STATUTO

Art. 1 Denominazione

  1. È costituita l’Associazione federativa della popolazione ladina delle Dolomiti denominata UNION GENERELA DI LADINS DLA DOLOMITES.

Art. 3 - Finalità e scopo sociale

  1. L’Associazione è apartitica e non persegue scopo di lucro.
  2. Essa è l’espressione unitaria degli interessi e degli obiettivi delle seguenti 5 (cinque) sezioni autonome: Gardena, Badia, Fassa, Livinallongo/Colle Santa Lucia, Cortina d’Ampezzo, nonché delle Sezioni che rappresentano i ladini residenti al di fuori di dette valli.
  3. Lo scopo dell’Associazione è quello di:
    • tutelare e sviluppare il patrimonio culturale e linguistico ladino, valorizzandone anche le tradizioni, la toponomastica e le peculiarità ladine in generale
    • mantenere e rafforzare la coscienza ladina in tutti i campi, anche mediante i mezzi di comunicazione sociale e di stampa
    • promuovere una proficua e fraterna collaborazione ed intesa tra tutta la popolazione ladina delle Dolomiti
    • difendere gli interessi ed obiettivi culturali, sociali ed ambientali del gruppo linguistico ladino, impegnandosi per il rispetto dei suoi diritti fondamentali
    • favorire i contatti e la cooperazione con le organizzazioni ladine del Cantone dei Grigioni e del Friul

Art: 6 Soci dell’Associazione

  1. Possono fare parte dell'Associazione persone giuridiche e associazioni che operano nel campo della promozione, tutela e valorizzazione della lingua e cultura ladina e che possano dimostrare un interesse diretto oppure indiretto al perseguimento dell’attività di cui all’oggetto sociale. I membri dell'Associazione vengono suddivisi nelle seguenti categorie: Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa, Livinallongo e Colle Santa Lucia, Cortina d’Ampezzo.
  2. Soci Fondatori: Le Unioni dei ladini di Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa, Colle Santa Lucia, Cortina d’Ampezzo e Livinallongo del Col di Lana, raggruppate nelle seguenti 5 sezioni
  3. Soci Ordinari: tutti gli altri soci

Art. 9 Gli organi sociali

  1. Sono organi dell’Associazione:
    • a) l’Assemblea generale dei soci
    • b) il Consiglio Direttivo
    • c) il Presidente
    • d) il Direttore
  2. Tutti gli incarichi sociali, ad esclusione della carica di Direttore, si intendono a titolo gratuito, salvo il diritto al rimborso delle spese sostenute per l’espletamento degli incarichi conferiti e salva diversa disposizione dell’Assemblea generale dei soci.

Art. 10 L’Assemblea generale dei soci

  • L’Assemblea è l’organo di indirizzo generale dell’Associazione ed è costituita da tutti i soci che, alla data dell’invio della convocazione, risultano regolarmente iscritti.
  • . L’Assemblea dei soci è composta da 10 rappresentanti per ciascuna sezione di cui all’art. 3. Presidente e Vicepresidente delle associazioni associate all’Union Generela entrano di diritto nel numero dei rappresentanti. Il numero complessivo dei rappresentanti di ciascuna sezione non può in alcun caso superare il nr. di 10.

La legge quadro nazionale 482/99

Una nuova prospettiva di collaborazione interladina è stata aperta con la legge statale per la difesa delle minoranze nr. 482/99 che prevede organismi di coordinamento sovraprovinciali nel caso una comunità minoritaria sia suddivisa sul territorio di più province o regioni.

L’Union Generela di Ladins ha chiesto alle province di Bolzano, Trento e Belluno un riconoscimento come organismo di coordinamento.

Mentre Trento ha ufficializzato questo riconoscimento, altrettanto non è stato fatto dalle province di Bolzano e Belluno che hanno invece sollecitato l’istituzione di un comitato dei sindaci. Questo organismo è stato istituzionalizzato nell’aprile del 2007 con il nome di Lia di comuns ladins. L’Union Generela guarda con favore anche a questa prospettiva se potrà contribuirà al potenziamento dell’unità ladina.

Una data storica

28 ottobre 2007: per i ladini delle Dolomiti questa data rappresenta una pietra miliare della loro storia. Il referendum indetto nei comuni di Cortina d’Ampezzo, Livinallongo e Colle Santa Lucia con il quale la popolazione intendeva manifestare la propria volontà di riunificazione alla provincia di Bolzano, nel tentativo di ricostruire l’unità perduta dopo la prima guerra mondiale, ha un esito che non lascia spazio ai dubbi. Le Union di ladins locali presiedute da Elsa Zardini, Cristina Lezuo, e Paola Agostini, il comitato per il referendum coordinato da Siro Bigontina e il comitato spontaneo Amisc dla Ladinia coordinato da Marco Pizzinini della Val Badia sono riusciti a motivare con un’opera di informazione dettagliata e propositiva la popolazione. Questa non ha esitato a palesare orgogliosamente la propria identità storica e culturale minacciata, in assenza di una tutela forte che la regione Veneto non ha saputo garantire.

L’iter per un futuro passaggio di regione sarà molto lungo e richiederà la compattezza dei ladini, ma il risultato raggiunto, dopo novant’anni in cui si erano periodicamente succeduti analoghi tentativi senza esito positivo, ha suscitato un’onda di rinnovato entusiasmo che lascia ben sperare per il futuro.

Le ragioni del Referendum ladino a Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo del Col di Lana

La lingua ladina proviene dal latino ed é dunque sorella dell’italiano e del francese, una lingua con costumi e tradizioni secolari che la caratterizzano formando una piccola “nazione” nel cuore delle Dolomiti. Da sempre i Ladini vivono in pace e buona armonia con i loro vicini italiani e tedeschi. Nel 2007 però si è parlato e scritto molto sul cosiddetto “referendum ladino”, indetto nei tre comuni di Cortina d’Ampezzo, Colle Santa Lucia e Livinallongo del Col di Lana per il loro ritorno nella provincia di Bolzano. Come spesso accade, le informazioni dei mass-media non sono state purtroppo sempre obiettive. Perciò ci permettiamo (o meglio ci sentiamo in dovere) di esporre brevemente le vere ragioni del referendum, sperando di ottenere comprensione e solidarietà con la popolazione più piccola, ma anche più antica di questo angolo d’Italia.

I Ladini sono circa 35.000 e vivono in cinque vallate che hanno come loro centro naturale il massiccio del Sella: la Val Badia con Marebbe, la Val Gardena, la Val di Fassa con Moena, Livinallongo del Col di Lana con Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo. Questa comunità ha fatto parte del Tirolo fino al 1919 ed è restata unita amministrativamente fino al 1923. Quando la nostra regione passò all’Italia, infatti, Ampezzo, Colle e Livinallongo rimasero uniti agli altri Ladini nella neo-istituita Regione Venezia Tridentina. Appena nel 1923, dunque, i tre comuni furono aggregati al Veneto, del quale, prima, Colle e Livinallongo non avevano mai fatto parte e Cortina soltanto tra il 1420 e il 1511 (con la differenza che la Serenissima all’epoca rispettò l’autonomia del Cadore appena conquistato dal Friuli, mentre il Veneto moderno non volle riconoscere alcuna “diversità” all’interno dei suoi confini). Con l’istituzione delle province di Bolzano e Trento nel 1927 e l’assegnazione della Val di Fassa a quest’ultima, la tripartizione dei Ladini venne completata. Il fine dichiarato di questa misura era quello di minare alla base l’unità dei Ladini. Tale situazione di divisione purtroppo perdura fino al giorno d’oggi ed è di grave danno alla sopravvivenza del gruppo ladino. Tra il 1945 e il 1948 i tre comuni intrapresero numerosissimi tentativi per la loro riaggregazione agli altri Ladini della provincia di Bolzano, in ragione della loro storia plurisecolare comune, nonché per la loro affinità di lingua, cultura e tradizioni. In questi anni post-bellici la provincia di Bolzano era ben lungi dall’essere la regione ricca e prospera del giorno d’oggi: le ragioni del referendum erano soltanto storiche, linguistiche e culturali. Ciò nonostante, questa possibilità fu sempre negata, sebbene espressamente prevista dall’articolo 132 della Costituzione italiana. Con la stabilizzazione dell’autonomia delle province di Trento e Bolzano, prevista dagli accordi internazionali di Parigi, anche i Ladini inseriti in queste due province (Val Badia, Gardena e Fassa) ottennero alcuni diritti fondamentali per la loro sopravvivenza: trasmissioni ladine alla Radio (1946) e alla TV (1988), presenza del ladino nelle scuole dell’obbligo (1948), riconoscimento come terzo gruppo linguistico (1951), rappresentanza politica garantita (1972), intendenza scolastica ladina (1975), ripartizione dei posti pubblici secondo il sistema proporzionale (1976), uso amministrativo del ladino (1989). Da tutti questi diritti i Ladini dei tre comuni di Ampezzo, Colle e Livinallongo (sebbene appartenenti storicamente allo stesso ceppo ladino dolomitico) rimasero invece esclusi, in quanto facenti parte della regione Veneto. La negazione di ogni particolarità ladina all’interno di questa regione spinse i tre comuni a chiedere reiteratamente il passaggio alla provincia di Bolzano nel 1947, 1964, 1973, 1974 e 1991. Le ragioni di tale richiesta rimanevano esclusivamente storiche, linguistiche e culturali, mai economiche (ancora negli anni 1970 la provincia di Bolzano a prevalenza agricola era molto più povera del Veneto industrializzato). Vedendosi però “annegare” le proprie legittime aspirazioni in un movimento “neo-ladino”, che la politica bellunese e veneta ha creato artificialmente fino alle porte di Belluno a partire dagli anni 1990, i tre comuni ladini storici sono ritornati a chiedere e finalmente hanno ottenuto la possibilità di esprimersi tramite un referendum il 28 e 29 ottobre 2007. Il risultato del 79,87% favorevole al passaggio alla provincia di Bolzano non lascia spazio ad interpretazioni. Alla fine di questa breve cronostoria della “questione ladina”, ci preme sottolineare cinque punti:

  • Il “referendum ladino” è rivolto alla riunificazione dei Ladini in un’unica amministrazione provinciale (quella di Bolzano) per garantirne la mera sopravvivenza. Senza adeguate norme di tutela, i ca. 4.500 Ladini storici della provincia di Belluno (da non confondere con i ca. 50.000 “neo-ladini” del Cadore e dell’Agordino, che hanno strumentalizzato l’aggettivo “ladino” per i propri interessi, spesso in opposizione diametrale ai Ladini storici) si estingueranno in poche generazioni.
  • Il “referendum ladino” è espressione di una volontà storica, linguistica e culturale, non di interessi economici. La concomitanza temporale di tale referendum con quello di altri comuni spesso ha portato a confonderne le ragioni, ma le diverse realtà vanno distinte nettamente.
  • Anche passando alla provincia di Bolzano, i tre comuni resteranno in Italia e non saranno sottratti perciò territori o fondi alla Repubblica, cambia soltanto il modo di amministrarli (a livello locale vs. centrale).
  • Non neghiamo assolutamente al Veneto e alle altre regioni italiane il diritto ad una autonomia fiscale o ad altri interventi legislativi e/o fiscali a proprio favore! Anzi: autonomie locali più forti sono espressamente nel nostro interesse. Però tali misure, in quanto economiche e non storico- linguistico e culturali, non risolvono il nostro problema di fondo, che è quello dell’unità e della sopravvivenza dei Ladini delle 5 vallate del Sella. Riunificazione dei Ladini e federalismo fiscale sono per noi due traguardi distinti da raggiungere entrambi, non l’uno a dispetto dell’altro.
  • In tutto il mondo si è fatta strada la convinzione che confini iniqui sono la causa di innumerevoli problemi e discordie. Nel caso dei Ladini non si tratta di cambiare confini nazionali, ma all’interno di uno stesso stato, secondo modalità espressamente previste dalla legge. Siamo fiduciosi che i politici, in quanto rappresentanti della popolazione, anche se numericamente esigua (i Ladini sono, come ricordato, ca. 35.000), non si oppongano alla volontà di riunificazione dei Ladini del Sella, oltretutto espressa in modo plebiscitario.